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Gli investitori che hanno un orizzonte temporale di lungo termine e che sono alla ricerca di un rendimento fisso possono trovare nei BTP a 30 anni un investimento obbligazionario conveniente. Tra questi c’è il BTP 2040 (Btp-1st40 5%), il titolo di Stato emesso dal MEF il 1° settembre 2009 con cedola annua del 5%.

Caratterizzati da un rischio di default basso, buona liquidità e rendimento generalmente più elevato rispetto ai BTP a breve termine, i BTP trentennali come il BTP 2040 sono considerati un investimento sicuro e dal potenziale elevato. Ma è bene valutare attentamente i rischi e i benefici di questo tipo di investimento prima di procedere all’acquisto. In questa guida vediamo come sta andando il BTP 2040, le sue caratteristiche, cedole e rendimento.

BTP 2040: cos’è 

I BTP, acronimo di Buoni del Tesoro Poliennali, sono titoli obbligazionari a medio-lungo termine emessi dallo Stato italiano rimborsabili in un’unica scadenza e che prevedono un tasso nominale fisso annuo pagabile ogni 6 mesi, cioè la cosiddetta cedola semestrale.

Il BTP 2040 viene emesso dal Mef il 16 settembre 2009 come buono ultra-trentennale con scadenza fissata al 1° settembre 2040, rientrando quindi nella rosa dei titoli a lunga scadenza, come ad esempio i BTP 2050.

La cedola è pari al 5% annuo ed è staccata con cadenza semestrale a marzo e a settembre: la prossima sarà staccata a marzo 2024. Anche il BTP 2040, come gli altri Buoni del Tesoro, è un’obbligazione a tasso fisso e questo significa che il titolo darà interessi annui lordi posticipati, da pagare ogni sei mesi, pari al 2,5% del valore nominale del prestito. Alla scadenza, lo Stato restituirà all’investitore il totale del capitale investito più l’interesse maturato.

Scopri anche: BTP 2037, rendimento, quotazione e caratteristiche

BTP 2040: caratteristiche e come funziona

Ecco le principali caratteristiche del BTP 2040:

BTP 2040 5%: come sta andando

Nell’ultimo anno il BTP 2040 ha mostrato un andamento oscillante. Se si osservano i grafici infatti è possibile notare che il prezzo del titolo, a dicembre 2022, era fisso sul picco di 115 euro. A gennaio è iniziata la discesa, rimanendo però ancora sopra soglia dei 100 euro e viaggiando tra i 102 e i 112. Il BTP ha mantenuto questo ritmo di salita e discesa nel corso di tutto il 2023, ma a settembre è sceso poco sotto soglia stazionando sui 99 euro circa. Nel momento in cui scriviamo, 3 ottobre 2023, il titolo è quotato a 98,08. Il rendimento effettivo a scadenza lordo del titolo, oggi, è pari a 5,08, mentre il rendimento effettivo a scadenza netto è a 4,44. La cedola – come abbiamo visto – è semestrale con un tasso del 2,5% (quindi il tasso annuale è pari al 5%).

Chi dovrebbe investire in BTP a 30 anni?

I BTP a lunga durata come sono appunto quelli trentennali, tra cui il BTP 2040, non sono convenienti per tutti allo stesso modo. Certo, molto dipende dalla propria situazione finanziaria, dalle proprie necessità e dai propri obiettivi, ma in linea di massima per un investitore al dettaglio 30 anni possono essere un tempo oggettivamente lungo, mentre lo è meno per assicurazioni o fondi pensione che mettono in cascina il rendimento, gestendo portafogli a lungo orizzonte. Per capirlo, basta andare a vedere chi sono i soggetti che – al momento dell’asta indetta da via XX Settembre – hanno sottoscritto questo tipo di investimento. Secondo i dati resi noti dal Tesoro infatti hanno partecipato all’operazione circa 150 investitori per una domanda complessiva pari a circa 9,6 miliardi di euro. Le banche si sono aggiudicate circa il 35% dell’emissione complessiva mentre le assicurazioni e i fondi pensione ne hanno sottoscritto oltre il 18%. Ai fondi d’investimento è stata attribuita circa il 35% dell’offerta, mentre le banche centrali hanno rappresentato oltre il 6%. La quota allocata agli hedge funds è stata di poco superiore al 6%. (peraltro il collocamento del titolo ha visto una larga adesione di investitori non solo italiani, ma anche europei ed extraeuropei, con una distribuzione geografica molto diversificata: Gran Bretagna e Irlanda con il 34%, Benelux con l’8,5% , Francia il 7%, Scandinavia il 5% Germania e Austria il 3%, e non sono mancate anche Asia e negli USA).

Scopri in quali BTP conviene investire leggendo la nostra Guida BTP.

Domande frequenti

Quali sono i BTP al 5%?

Non sono molti i BTP con cedola annuale al 5%. Oltre al BTP 2040, troviamo infatti il BTP 2039, emesso nel 2023 e in scadenza ad agosto 2039, e il BTP 2034, emesso sempre nel 2023 e in scadenza ad agosto 2034. Tutti e tre dunque sono BTP a lungo termine: il primo trentennale, il secondo a 16 anni, il terzo decennale.

Qual è il BTP che rende di più?

Dipende da molti fattori, soprattutto dai tassi di interesse; quando sono alti, le obbligazioni a breve durata sono più convenienti (soprattutto per i piccoli risparmiatori), mentre se sono bassi o se sono stimati al ribasso, allora conviene puntare sulle obbligazioni a lunga durata, più sensibili al rialzo dei tassi. Tendenzialmente, i titoli a lunga durata sono più redditizi ma meno sicuri, viceversa quelli a breve durata.

Quali BTP comprare?

Anche in questo caso, dipende dalla situazione del singolo investitore. Come “regola generale” però possiamo dire che ai piccoli risparmiatori, ossia i normali cittadini, conviene di più acquistare i nuovi BTP Valore o i BTP Italia, che sono indicizzati all’inflazione e che proteggono il capitale dalla pressione inflazionistica. Diverso il discorso per chi ha alle spalle un capitale più solido, come gli istituti di credito o i fondi assicurativi, a cui al contrario converrà investire sui BTP di lunga durata, che a fronte di un rischio più alto offrono un rendimento maggiore.

 

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