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I mutui variabili hanno invertito la rotta verso il basso. Ma non per tutti. Ci sono alcuni casi di mutuatari che nel mese di gennaio, anziché vedersi ridurre la rata, hanno trovato un piccolo ma inatteso aumento. Come mai? Partendo dal concetto che il tasso del mutuo è composto da due gambe (indici Euribor e spread deciso dalla banca) e che di queste due gambe solo una può variare (ovvero gli Euribor) la risposta va, appunto trovata, nelle modalità con cui le banche rilevano gli Euribor su cui determinare la variazione del tasso. «Ci sono alcuni istituti che prendono l’indice a fine mese, altri fanno la media mensile e altri, più semplicemente, considerano l’Euribor di metà mese – spiega Stefano Rossini, ad di MutuiSupermarket.it -. Non essendoci un metodo unico utilizzato dagli istituti di credito è comprensibile che in alcuni casi non si sia vista a gennaio una riduzione della rata e potrebbe invece essersi registrato un aumento. Parliamo in ogni caso di variazioni, tanto in discesa quanto in aumento, di poco rilievo perché gli indici Euribor si sono mossi poco recentemente. Si stanno stabilizzando in attesa di capire se e quando la Banca centrale europea taglierà effettivamente i tassi».

Modalità di rilevazione dell’Euribor per indicizzare il mutuo variabile

Se prendiamo l’Euribor scadenza 3 mesi di metà dicembre questo si attestava al 3,92%, più basso dell’attuale 3,93%. È vero che gli Euribor, su tutte le principali scadenze (da 1 mese a 1 anno) si trovano in questo momento su livelli un po’ più bassi rispetto ai recenti picchi in area 4%. Questo però non significa, appunto, che tutti i mutuatari abbiano già avuto contezza nella rata di gennario del mini-risparmio che il moderato calo medio degli Euribor suggerirebbe. Perché, contratto alla mano, bisogna analizzare caso per caso le modalità di rilevazione da parte della singola banca dell’Euribor utilizzato per indicizzare il mutuo variabile. Inoltre ci sono alcune banche che usano l’indice Euribor 3 mesi e lo aggiornano non ogni mese ma ogni tre mesi, per cui se l’indice era stato rilevato a fine settembre (per le rate di ottobre, novembre e dicembre) e poi di nuovo a fine dicembre (per le rate di gennaio, febbraio, marzo) i mutuatari con aggiornamento euribor ogni tre mesi avranno visto sicuramente la rata di gennaio in aumento perchè l’Euribor 3 mesi del mese di settembre era sicuramente inferiore rispetto all’Euribor 3 mesi del mese di dicembre. Da cui l’aumento della rata rilevato a gennaio. Stesso ragionamento poi per le poche banche che hanno aggiornamento Euribor 6 mesi semestrale, anche quelle avranno generato un aumento rata sui mesi gennaio – giugno 2024 perchè l’Euribor 6 mesi a fine giugno era inferiore rispetto a quello di fine dicembre. C’è poi un altro caso che può spiegare l’aumento in controtendenza dell’ultima rata variabile, a dispetto dell’avviato trend di discesa degli Euribor. Il piano di ammortamento dei mutui stipulati in Italia è definito “alla francese”: un metodo di calcolo matematico che prevede il pagamento della maggior parte degli interessi nei primi anni di vita del mutuo. Di conseguenza alcuni mutui un po’ più datati potrebbero aver visto aumentare leggermente la rata di gennaio per via di un “naturale” aumento della quota capitale, superiore all’eventuale calo degli interessi impattato dalla lieve diminuzione dell’Euribor.

«La buona notizia – conclude Rossini – è che queste tecnicalità non dovrebbero inficiare la riduzione delle rate nei prossimi mesi qualora il trend di discesa dei tassi dovesse proseguire e accentuarsi in funzione delle manovre di taglio attese da parte della Bce. Salvo sorprese, dalla rata di febbraio la stragrande maggioranza dei mutui variabili vedrà una riduzione, seppur ancora lieve, della rata».

 

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